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Foto
© Carlo Tariciotti
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01 - Strange Attractor - initial
stage - Olivieri
02 - The Hero's Waltz - Olivieri
03 - Me and Myself - Olivieri
04 - Azul - Olivieri
05 - Intro for Jimi's wings - Courtois
06 - Jimi's wings - Olivieri
07 - Chernobyl's Lullaby - Olivieri
08 - Outsiders - Olivieri
09 - Bambini (a Mirta e Samuele) - Olivieri
10 - 3 - Courtois, Pulli, Ariano
11 - Dans l'eau de la claire fontaine - Brassens
12 - The Stars and the Pilgrims - Olivieri
13 - Blueslike - Olivieri, Courtois, Pulli, Ariano
14 - Strawberry Mambo - Olivieri
15 - Short Briefing - Olivieri, Courtois, Pulli, Ariano
16 - My Colors - Olivieri
17 - Strange Attractor - final stage - Olivieri
18 - Ending - Olivieri, Courtois, Pulli, Ariano |
CAOS
Musique
Angelo Olivieri - trumpet
Vincent Courtois - cello
Marco Ariano - drums, percussions, objects
Antonio Pulli - interactive electronics
Foto © Paolo
Carradori
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Il Manifesto
Mario Gamba - 14.03.2010
Il piacere di fare caos. La musica di Angelo Olivieri
Una buona notizia dalla Casa del Jazz. Un concerto di amabili ricercatori.
Non si pensi al clima avant-garde ma proprio al piacere di agire musicalmente
collocandosi sempre in territori (avanzati) di work in progress. Angelo
Olivieri è il virtuoso-leader-pensatore della situazione. Che ha
un titolo appropriato: Caos Musique, come il cd su etichetta Terre sommerse
uscito un anno fa. Trombettista e compositore, Olivieri si avvale della
collaborazione di una star internazionale, il violoncellista francese
Vincent Courtois, di uno strepitoso percussionista, non si sa perché
sconosciuto finora nel circuito jazzistico, Marco Ariano, e di un manipolatore
elettronico, Antonio Pulli, in realtà presente più come
coordinatore dei suoni, un discreto e intelligente fonico sul palco.
Rispetto al cd la musica è davvero più «caotica»
nel senso di più aperta sul versante del free. Ma Olivieri mantiene
la sua vena polimorfa perché rivela nel corso dell'applauditissimo
set (anche la musica non di routine può essere un affare, vero
cari promoter del jazz?) gli amori musicali che l'hanno formato e che
coesistono nel suo lessico, da Booker Little a Lester Bowie, da Tomasz
Stanko a Bill Dixon. Il brano Strange Attractor occhieggia al nu-jazz
ma il tema non stonerebbe nel repertorio di motivi «funky giocosi
e sardonici» di un Roscoe Mitchell. Courtois lavora sul pizzicato,
e lo farà quasi sempre nel corso del concerto: molta arguzia, molto
gusto, fraseggio ritmico un po' da contrabbassista che vuol farsi notare
fino a un certo punto. Olivieri mostra qui già tutto il suo fascino
di improvvisatore che si gioca la vita tra razionalismo e lirismo, memoria
cool e proiezioni «informali». Molto costruttivista, sempre.
Note brevi (non puntate, però), frasi che seguono una logica melodica
consequenziale (in questo Olivieri è in the tradition), ma sono
sempre spezzate. Diciamo che Olivieri è qui (e un po' in tutti
i brani) tendente all'atonale+blues.
In Azul il romantico-espressionista Courtois viene fuori. Qui è
proprio lui, come lo sarà più avanti in Jimi's wings, dove
arpeggi e glissando in free lo metteranno in primo piano, mentre per il
resto si vede che ha scelto di fare il partner di lusso. Azul è
un tema lirico, una ballad, ma la Vienna del primo '900 non è molto
lontana. È proprio in brani «quieti» come questo (e
come My Colors e Dans l'eau de la claire fontaine di Brassens) che il
linguaggio complesso, raffinato, inquietante di Marco Ariano risalta di
più. Questo percussionista ha un suono di base secco e sordo, anti-effettistico
per eccellenza, ottenuto usando soprattutto tom e rullante, spesso con
spazzole anomale, corpose. Però non disdegna certe uscite rumoristiche,
durante le quali utilizza una scatola sonora costruita da lui. Incanta
con la varietà intricata e piacevole dei suoi accenti. Sa scandire
e sospendere il tempo con sapienza diabolica. Chiusura del concerto con
un omaggio di Olivieri a Lester Bowie, Strawberry Mambo. Tra funky, brass
e melodia «italiana».
CD
Musica
Jazz - Aldo Gianolio - Aprile 09
L'archetto e il
pizzicato del violoncello, gli interventi rumoristici (mai invadenti)
dell'elettronica e la batteria insistente e scura contribuiscono a creare
un crudo e conturbante sottofondo (dove ogni timbro si staglia con eccezionale
chiarezza) per la tromba, lirica e dal suono accorato, rendendo un quadro
generale di alta bellezza. L'ottone guida le melodie tormentate, detta
i cambi delle situazioni, attira l'attenzione con assoli di variegata
fantasìa in un'operazione che può ricordare certi piccoli
gruppi di Dave Douglas, ripensato da Olivieri anche nello stile strumentale
attraverso quelli di Rava e Lester Bowie.
Ci sono pochi brani vivaci (non solo nel senso di velocità), alcuni
con diverse parti composte (l'unica cover è Dans l'eau de la claire
fontane dì George Brassens, diffìcilmente riconoscibile)
e altri (con l'indicazione extemporary composition) dove la piena libertà
sembra prevalere, conseguendo una sorta di appassionato, intenso, compatto
e primordiale rituale di lamentazione dai sottintesi desolati e oscuri:
uno splendido esempio dì immaginazione e sensibilità contemporanee.
BLOW
UP - Piercarlo Poggio #130 marzo 2009
Il trombettista e flicornista Olivieri
appronta un quartetto insieme al cello di Vincent Courtois, le elettroniche
di Antonio Pulli e la batteria di Marco Ariano. Tutt'altro che caotica,
la musica si muove con metodo e chiarezza lungo linee diversificate: la
great black music anni Settanta, le rarefazioni e i silenzi dell'oggi,
l'omaggio a Brassens e quello a Rava (come si evince dal capovolgimento
di un titolo, The Stars and The Pilgrims). Olivieri riesce a
leggere molto bene gli spazi, a offrire un suono di gruppo, senza rinunciare
a un po' di ego (voto: 7/8)
JAZZIT
- Sergio Pasquandrea n. 51 marzo/aprile 2009
Può sembrare un controsenso,
ma alla base di "Caos Musique" ci sono due elementi: l'improvvisazione
libera (cinque brani su diciotto sono definiti extemporary composition)
e la melodia. Che solo in apparenza sono contraddittori, perché
in assenza di riferimenti ritmici e armonici fissi proprio la melodia
diventa il riferimento naturale per l'improvvisazione. Melodia che a volte
è affidata alla tromba di Olivieri, dal timbro trattenuto e un
po' nasale, con gli altri strumenti a costriurvi intorno un pulviscolo
di disturbi sonori; altre volte è ripresa dal violoncello di Courtois
(l'eterea rilettura brassensiana di Dans l'eau de la claire fontaine);
altre volte ancora è sporcata dall'elettronica interattiva di Pulli,
ma rimane comunque l'ancora attorno alla quale la musica si struttura.
E "struttura" è un altro termine chiave, perché
la musica non è affatto "caotica" come sembrerebbe suggerire
il titolo, anzi le dinamiche sono perlopiù contenute e la distribuzione
degli spazi parca e attentamente calibrata.
Un disco che equilibra con grande efficacia free storico e umori urbani
contemporanei, dimensione acustica e manipolazioni elettroniche.
Alberto Francavilla - JazzColo[u]rs
| Maggio ’09
Caos Musique è uno di quei casi in cui il titolo potrebbe trarre
in inganno. Il disco di Angelo Olivieri è sì basato in buona
parte sull’improvvisazione (non a caso cinque brani sono definiti
dallo stesso autore “extemporary compositions”), ma l’estemporaneità
è comunque inserita in un contesto ben strutturato. Così
si spiega ad esempio la circolarità nella costruzione dei brani,
che comincia e finisce con il tema di Strange Attractor, prima dell’Ending
finale. E proprio Strange Attractor mostra appieno tutte le potenzialità
e le peculiarità di questo particolarissimo combo: il violoncello
di Courtois, prima vibrato con l’archetto e poi vigorosamente pizzicato,
e quasi slappato nel “final stage”, prepara il terreno, insieme
alla batteria di Ariano, alla tromba del leader; Olivieri a sua volta
sembra quasi invitare gli altri a partecipare alla melodia, rifinita infine
dai blitz elettronici di Pulli. Tutto il lavoro è imperniato sullo
scambio di ruolo tra violoncello e tromba, che si alternano nella conduzione
delle danze, come si evince in The Hero’s Waltz, The Stars and the
Pilgrims e My Colors. Il risultato di Courtois è d’altro
canto sempre convincente, sia con l’archetto (3, Blueslike, Ending)
che con le dita (Intro for Jimi’s Wings, Chernobyl’s Lullaby,
Strawberry Mambo). Pur tenendo fede all’originalità delle
composizioni (l’unica cover è Dans l’Eau de la Claire
Fontaine del cantautore francese Georges Brassens), non mancano citazioni
per altri musicisti che lo hanno ispirato, da Hendrix (Jimi’s Wings)
a Enrico Rava (The Stars and the Pilgrims). E proprio con il trombettista
triestino il bandleader mostra una certa vicinanza, specie per quanto
riguarda il parsimonioso utilizzo delle note, attentamente calibrate e
mai accavallate tra loro, di modo che i fraseggi non si esauriscano in
un mero esercizio di stile. Vario anche lo spettro delle sensazioni suscitate
dalle diverse tracce: dal senso di attesa di Me and Myself, causato dalla
lunga intro di violoncello, alla malinconia di Blueslike, dall’allegria
della gioiosa Strawberry Mambo alla dolcezza della ninna nanna Bambini,
fino al dolore della struggente Chernobyl’s Lullaby, con la tromba
che lancia lamenti sulla marcia funebre disegnata dal violoncello. Tutto
organicamente contenuto in questo finto “caos” musicale.
http://freejazz-stef.blogspot.com/
- Angelo Olivieri - Caos Musique (Terre Sommerse,
2008) ****½
French virtuoso cellist Vincent Courtois joins a
trio led by Angelo Olivieri on trumpet, with Marco Ariano on drums, percussions
and objects, and with Antonio Pulli on interactive electronics. The latter
one's blips and bleeps can be heard on only a few tracks, but most pieces
are just acoustic. Olivieri is a trumpeter with a very mainstream sound,
with a warm round tone, but the music is a wonderful mixture of jazz,
traditional Italian folk music, old blues, not mainstream at all, but
quite creative and innovative without being avant-garde or free, although
there are elements of those too. Like Dave Douglas' Tiny Bell Trio, the
pleasure is to be found in the playful interaction between the musicians
for quite modest little compositions, that change mode, rhythm and melody
all the time. There is nothing broad, wide or expansive in the music,
quite to the contrary, it is human, vulnerable, expressing emotions that
we all share: melancholy, fun, joy, sadness and fear, often contradictory
at the same time. The many references to old music, like movie soundtracks
from the fifties, or popular songs our grandparents enjoyed, give the
compositions a kind of universal touch, while its focus on the little
detail and the unpredictable evolution of the pieces give it a very modern
feeling. This is about you and me. Musically recognisable, emotionally
recognisable, close and intimate, yet fresh and creative. And absolutely
great in how it brings the everyday human reality to life, even if small
and parochial, but with truckloads of sympathy and understanding.
web
page
Estratto dalla rubrica
Trio Plus - Arcipelago jazz de L'isola che non c'era - Alberto Bazzuro
Tromba, violoncello, percussioni ed elettronica interattiva (quindi, di
fatto, un autentico trio plus), a compendio di quanto incontrato sinora
(“Nostos” escluso, se vogliamo), caratterizzano un altro album
di notevole livello, a maggior ragione arrivandoci da un musicista non
notissimo, il trombettista romano Angelo Olivieri (foto in basso). Si
tratta di Caos Musique (Terre Sommerse), che a dispetto del titolo è
lavoro di assoluto rigore strutturale. Impreziosito dal cellista francese
Vincent Courtois, il disco può rimandare al trio Miniature di Tim
Berne (ma anche a certo Davis elettrico), ed è comunque poco raccontabile.
Contiene diciotto brani (per lo più di Olivieri), unitari anche
proprio nel largo spettro dialettico che li attraversa, sorvegliato quanto
creativo, spesso imprevedibile. Un autentico toccasana in tempi così
omologati.
web
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Jazzitalia - Alessandro
Carabelli
L'incontro di due grandi musicisti quali Angelo Olivieri e Vincent Courtois
e la condivisione della passione per la ricerca e la sperimentazione hanno
dato origine a questo lavoro ricco di spunti interessanti e molto variegato.
Dalle tinte rock pulsanti di "Strange attractor" alle suadenti
ed intense atmosfere della minimalista "My colors", dalla pungente
e spigolosa "The stars and the pilgrims" alla dolcissima "Dans
l'eau de la claire fontaine" di Brassens chi ascolta è scosso
da un turbinio d'emozioni come una foglia al vento.
Una musica aperta e libera, molto equilibrata nella distribuzione dei
ruoli, con i quattro componenti del gruppo che svolgono un ruolo paritetico.
Il suono corposo e potente della tromba di Olivieri s'intreccia magnificamente
con i percorsi graffianti del violoncello di Courtois, mentre il drumming
di Ariano si conferma perfetto in queste situazioni dalla configurazione
strumentale essenziale. Il tutto supportato dai computer e dall'elettronica
di Pulli.
Musica metropolitana, molto precisa nelle sue asimmetriche geometrie,
nei suoi strani unisoni, nella ricerca del non scontato, nella sperimentazione
allo stato puro.
In questo panorama dalle tinte forti, le figure di Olivieri e Courtois
giganteggiano per il loro carisma e per la loro ricerca infaticabile che
sintetizza in modo mirabile amore per la melodia, tradizione e avanguardia
afroamericana in un contesto contemporaneo.
Caos Musique esalta quindi le personalità e le affinità
dei due artisti che dialogano sui confini di un magma sonoro dove l'improvvisazione
ed il rigore dell'idea creativa si aprono a cicliche, insospettabili e
spericolate soluzioni.
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